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Storia di Soriano nel Cimino
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2026-06-17 15:11:05
# Storia di Soriano nel Cimino La prima testimonianza scritta relativa al territorio di Soriano si ha con Tito Livio, il quale nella sua ab Urbe condita Historia, narra che nel 443 a.C. Soriano fu invaso dalle milizie romane comandate dal console Quinto Fabio Massimo Rulliano; questi, nella guerra contro gli Etruschi, riuscì ad attraversare l'impenetrabile selva" che ricopriva il monte Cimino e dalla vetta contemplò la distesa di fertili campi sottostanti popolati e coltivati dagli Etruschi, che sbaragliò con facilità. Alla fine del III secolo d.C. le popolazioni locali furono evangelizzate da sant'Eutizio di Ferento. Dopo il martirio avvenuto durante la persecuzione ad opera di Diocleziano, intorno al 303 - 305 d.C., il santo fu sepolto in una catacomba nei pressi di Soriano. Tra la fine del VI secolo e l'inizio dell'VIII, molto probabilmente il territorio sorianese fu oggetto delle scorrerie dei Longobardi e proprio dal re longobardo Liutprando il territorio di Soriano fu donato al papato, insieme a quelli di Sutri, Gallese, Blera, Bomarzo e Orte. Tra il VIII e il XIII secolo gran parte del territorio sorianese appartiene prima ai monaci Benedettini dell'Abbazia di Sant'Andrea in flumine (presso Monte Soratte) poi a quelli del monastero di S. Silvestro in Capite di Roma e infine a quelli del convento di San Lorenzo fuori le mura di Roma. Durante tutto il Medioevo nel territorio sorianese è elevato il numero dei borghi rurali, prevalentemente di modeste dimensioni e composti da poche case riunite intorno a piccoli castelli. Ma dalla metà del XIII secolo comincia ad assumere notevole importanza il borgo di Soriano, costruito su una collina attorno alla torre-fortezza della famiglia di Guastapane e Pandolfo probabilmente un ramo della famiglia Porcari di Roma. Nel 1250, i Guastapane, schierati con i guelfi, accolgono a Soriano Rosa da Viterbo, adolescente esiliata con tutta la famiglia da Viterbo per volontà di Federico II, della fazione dei ghibellini. Nel 1278 i Guastapane-Pandolfo sono accusati di eresia e viene loro tolta la baronia di Soriano, affidata ad Orso Orsini, nipote di papa Niccolò III. Questo, sin dal 1277 aveva intrapreso la costruzione di un castello, intorno alla torre-palazzo dei Guastapane-Pandolfo; e proprio Niccolò III abitò la rocca di Soriano nelle estati del 1279 e 1280 e qui vi morì nell'autunno del 1280. Gli Orsini mantengono il feudo sorianese fino al 1366, quando, sotto il pontificato di Urbano V, lo vendono alla Santa Sede. Dal 1379 al 1420 la rocca di Soriano è occupata da truppe mercenarie bretoni, scese in Italia per contrastare le popolazioni ribelli alla santa sede ma divenendo poi oppositori del papa e a favore degli antipapi di Avignone, a seguito dello Scisma d'Occidente. Nel 1431 sale al trono il papa Eugenio IV per volontà degli Orsini, ostici ai Colonna; questi si ribellano al papato alleandosi con Giacomo di Vico, signore di Vetralla ed esponente della potente famiglia dei Prefetti di Vico. Alla fine del 1431 il borgo e il castello vengono dati in consegna al cardinale Giovanni Vitelleschi e i Colonna si accordano con il papa isolando il Di Vico che viene decapitato sul sagrato della Collegiata di Soriano (l'attuale Chiesa di Sant'Eutizio). Nel 1441 la santa sede regola l'ordinamento amministrativo della comunità di Soriano: un Fattore o Camerlengo viene posto a disciplina delle rendite e dei beni, un Podestà o Governatore a governo del paese e un Castellano a gestione della rocca. Tra il 1447 e il 1455, sotto papa Niccolò V, il paese gode di un periodo di pace: viene redatto il primo statuto comunale, vengono accordati privilegi giuridici e pecuniari alla popolazione e vengono avviate importanti opere urbanistiche, tra le quali il restauro delle mura di cinta del paese e la costruzione della fontana vecchia per garantire l'approvvigionamento idrico della popolazione. Quando nel 1484 sale al trono Innocenzo VIII Soriano viene assegnato in vicariato perpetuo al cardinale Rodrigo Borgia, futuro papa Alessandro VI, il quale nomina castellano lo spagnolo Didaco de Carvajal. Il 7 novembre 1489 avviene uno dei fatti più rilevanti della storia del paese, tanto da essere ancora oggi rievocato durante la Sagra delle Castagne: il Carvajal viene ucciso a tradimento dal conte Pietro Paolo Nardini, feudatario di Vignanello, che tenta di impossessarsi di Soriano insieme a quattro cortigiani suoi complici. La popolazione riesce però a scoprire e catturare il Nardini, che viene ucciso e precipitato dalla torre più alta del castello, e a sconfiggere e mettere in fuga i suoi soldati che, avvertiti dai segnali fatti con una torcia dai traditori dall'alto della torre, stavano accorrendo alla conquista del borgo ma che vengono sconfitti in quella che è passata alla storia cittadina come la battaglia del fosso del buon'incontro. Il 12 dicembre il papa, per premiare il coraggio e la fedeltà della popolazione, promulga la Bolla d'oro, una deliberazione con cui concede ai sorianesi i frutti e i proventi, prima spettanti alla Camera Apostolica ed autorizzando l'aggiunta del motto Fidelitas sullo stemma cittadino. Soriano nel Cimino fu possedimento degli Orsini dal 1278 al 1366. Dante nella Divina Commedia fa riferimento a papa Niccolò III nel canto XIX dell'Inferno facendogli dire: e veramente fui figliuol dell'orsa, cupido sì per avanzar gli orsatti. L'imponente castello che domina il paese fu fatto costruire da Papa Niccolò III tra il 1277 e il 1279, nella seconda metà del XV secolo fu restaurato e rinforzato. L'importanza di questa fortezza nella difesa dello stato papale è dimostrata dagli stemmi dei papi Callisto III e Innocenzo VIII. È presente anche lo stemma del cardinale Rodrigo Borgia a indicare il ruolo svolto per circa 50 anni prima come vice cancelliere sotto 5 papi e successivamente come papa con il nome di Alessandro VI. In questo periodo Soriano può contare su un ampio rifornimento di acqua ed ha un discreto numero di fontane. La fontana all'interno delle vecchie mura del paese verso la metà del XV secolo viene dedicata a papa Niccolò IV. Nei decenni successivi a Soriano si susseguono varie signorie: gli Orsini (dal 1492 al 1503), i Borgia (1503-1504), i Della Rovere (1504-1558) e i Carafa (1558-1560). Nel 1560 il cardinale Cristoforo Madruccio (o Madruzzo, dell'omonima famiglia), vescovo di Trento e Bressanone, insieme ai marchesati di Gallese e Bassano, acquista il castello di Soriano per il nipote Fortunato, marito di Margherita d'Altemps. Con Madruccio, Soriano gode di un periodo di magnificenza: viene costruita la monumentale fontana Papacqua e l'attiguo Palazzo (conosciuto oggi come palazzo Chigi-Albani). Dopo la morte del cardinale (1579), Soriano fu venduto dal nipote Fortunato al cognato, il cardinale Marco Sittico Altemps; gli Altemps sono signori di Soriano per 136 anni e Soriano gode di un periodo di relativa tranquillità. Nel 1715 Soriano viene acquistato dalla famiglia Albani, la famiglia del papa Clemente XI (il primo a governare è Carlo Albani) i quali effettuano numerose opere architettoniche di abbellimento e restauro: completano la costruzione del palazzo di Papacqua e restaurano numerosi monumenti e chiese. Agli Albani si deve anche la nuova facciata della chiesa di Sant'Eutizio, la principale chiesa della parte antica del paese. Gli Albani fanno costruire, ai margini dell'abitato e sulle principali vie d'accesso al paese, tre nuove porte: Porta Romana, tuttora esistente, porta d'ingresso da sud all'estremità di Via Romana (oggi Via Benedetto Brin), e quelle andate distrutte: Porta Castagnara (alla fine di Via Roma) e Porta del Casalaccio (alla fine di via Innocenzo VIII). Nel 1721 essendo la famiglia Albani priva di discendenti maschi Soriano passa alla famiglia senese dei principi Chigi. Nel 1848 i Chigi rinunciano alla giurisdizione sul feudo di Soriano in favore dello Stato Pontificio, che esercita la giurisdizione diretta fino al 1870, per poi essere donata, per contrastare l'arrivo dei garibaldini, al neoproclamato conte Pietro Fusco, che tentò un'eroica difesa della città, seppur vana. Lo Stato Pontificio sperava infatti che Fusco fosse in grado di respingere i garibaldini e di fermare l'assalto del re. La sua nomina va quindi considerata nell'ottica della difesa della città, piuttosto che nella sua amministrazione. Fusco fu proclamato conte di Soriano nel Cimino solo pochi mesi prima che questa cedette all'assalto. Durante il Risorgimento il territorio sorianese è caratterizzato da forti fermenti: sia durante la Repubblica Romana del 1849, sia durante il tentativo insurrezionale del 1861 e dalla rivolta garibaldina del 1867: molti sorianesi parteciparono alla battaglia di Bagnoregio dell'ottobre 1867. Il 12 novembre 1870 Soriano viene occupata dalle truppe italiane dirette a Roma ed entra a far parte del nascente Stato italiano unificato. Le elezioni comunali del 1920 sono vinte dal Partito Socialista Italiano ma già dalla fine del 1921 iniziano episodi di intolleranza e violenza: la giunta socialista viene sostituita da un commissario prefettizio prima e da un nuovo consiglio poi. Nel 1942, in seguito ad una rettifica di confini, fu aggregata a Soriano la frazione di Chia, già appartenente al comune di Bomarzo. Dopo l'8 settembre 1943 Soriano è occupata dalle truppe naziste in ritirata. Anche se l'attività partigiana non conosce mai l'ampiezza della guerra di resistenza dell'Italia settentrionale, nel territorio dei monti Cimini, sul modello dei GAP, è attiva con atti di sabotaggio, di assistenza ai soldati italiani e alleati e con la diffusione della stampa clandestina. La sera del 5 giugno 1944, a pochi giorni dalla Liberazione di Soriano (che avverrà il 9 giugno 1944), due formazioni di fortezze volanti dell'esercito anglo-americano bombardano il centro di Soriano radendo al suolo i rioni Concia, Piazza Nuova e Santa Rosa e danneggiando gravemente la Chiesa Collegiata. I morti sono 126, 250 case sono completamente distrutte e circa 300 gravemente danneggiate. Il 9 giugno, fuggiti i tedeschi, in paese entrano le truppe alleate con a capo il capitano statunitense Lee che nomina sindaco Angelo Luigi Perugia, in seguito sostituito da una giunta provvisoria composta dai membri del CLN, al cui vertice venne posto il meccanico Settimio David, già assessore nella giunta guidata, negli anni '20, da Davide Potenza. I risultati del referendum istituzionale del 1946 sono nettamente a favore della Repubblica, che ottiene 3173 voti contro i 1303 a favore della monarchia. Le elezioni per l'assemblea costituente sanciscono la vittoria del Partito Comunista Italiano con 1923 voti, seguito dalla Democrazia Cristiana (con 1065 voti), dal PSIUP (con 451 voti), dal PRI (441 voti). Nell'ottobre del 1946 si svolgono le elezioni per il consiglio comunale: vince l'alleanza socialista-comunista e viene confermato sindaco Settimio David. Nel 1949, dopo un breve commissariamento, si registra il successo locale della lista centrista. composta da DC, liberali, repubblicani e socialdemocratici, che prevale su quella socialcomunista di stretta misura (2184 a 2048): venne eletto sindaco Aldo Santocchi sostituito nel mese di novembre dello stesso anno da Attilio Caliento, allora segretario provinciale della Democrazia Cristiana. Nelle elezioni del 1954, invece prevale largamente la Lista Vanga e Stella, con un margine più ampio (2595 voti contro 1875) sulla maggioranza uscente. Dal 1954 al 1991 il PCI è sempre stato il partito di maggioranza. La lunga sindacatura di Giuseppe Ciorba (detto Peppe), durata ben 24 anni, è stata però seguita da lunghi periodi di instabilità, con un susseguirsi di esponenti del PCI (Carlo Pandimiglio (1978-1984), Marcello Giovannini (1984-1988), Luigi Storri (1988-1989), Angelo Menicacci (1989-1990), con due scioglimenti anticipati del Consiglio Comunale (1989 e 1990). Nelle elezioni comunali del 1991 la Democrazia Cristiana conquistò la maggioranza assoluta dei seggi: il capolista, e il più votato tra i candidati, l'imprenditore Giancarlo Cecchetti, proprietario della SDA, divenne in primo Sindaco di Soriano, dopo la caduta dell'amministrazione centrista del 1954, non appartenente al Partito Comunista. In appena un anno e mezzo, con l'avvicendarsi di ben tre vicesindaci in questo breve periodo, questa esperienza si concluse con l'ennesimo commissariamento. Alle elezioni del novembre 1993, la maggioranza che fu di Cecchetti si presentò divisa in tre tronconi, favorendo il ritorno alla guida del Comune di un'alleanza di sinistra, guidata da Alessandro Pizzi (indipendente eletto nelle file del Partito Democratico della Sinistra). Questa coalizione durò per tutto il mandato ma nella consultazione del 1997 si verificò la rottura tra alleati, ovvero tra Partito della Rifondazione Comunista e Democratici di Sinistra, situazione che favorì l'affermazione del centrodestra con l'elezione di Francesco Sensini (Alleanza Nazionale) alla carica di primo cittadino. Ma come già successo in passato le defezioni nella maggioranza portarono al quarto scioglimento anticipato in appena dieci anni: dopo un lungo commissariamento, durato nove mesi, nel maggio 2001 una lista di centrosinistra, guidata da Domenico Tarantino, sbaragliò le due liste concorrenti, aggiudicandosi con largo margine la contesa elettorale. La stabilità ritrovata ha probabilmente contribuito alla successiva affermazione, nelle elezioni del 2006, della medesima coalizione che ha confermato lo stesso Tarantino alla guida del paese (governando, tra l'altro, dalla nuova sede municipale del "Quartiere", un ex convento presso la chiesa della SS. Trinità, inaugurata proprio alla vigilia di queste elezioni). Alla successione di Domenico Tarantino, Fabio Menicacci ha battuto il candidato del centrosinistra Eutiziangelo Gentili, riportando così il centrodestra al governo della città. Menicacci è stato riconfermato sindaco nelle elezioni del 2016 battendo il candidato di una lista civica (Soriano Insieme) Devid Centofanti. Al termine del secondo mandato, Fabio Menicacci, non rieleggibile immediatamente come primo cittadino per effetto della normativa allora vigente, si è candidato come consigliere, giungendo al terzo posto nella sua lista, venendo poi eletto presidente del Consiglio Comunale. A confrontarsi per la sua successione sono stati Sante Alibrandi (civica di centrosinistra), Valeria Bruccola (civica orientamento Movimento 5 Stelle) e Roberto Camilli (maggioranza uscente). A prevalere è stato quest'ultimo, con 2.538 voti (pari al 53,41%), contro i 1.928 (40,57%) di Alibrandi e i 286 (6,02%) di Bruccola.
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